LEONARDO E L’ANATOMIA

Paolo Mingazzini

Università degli Studi di Milano – Bicocca

Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza

Riassunto Leonardo da Vinci si accosta agli studi di Anatomia Umana attraverso l’Anatomia Artistica, praticata da alcuni pittori del ‘400, per meglio raffigurare il corpo umano. Ma la “maravigliosa macchina umana” affascina ben presto l’animo di artista e di scienziato in Leonardo, che dall’Anatomia Artistica di superficie, dei muscoli e delle ossa, passa allo studio degli organi interni. Egli darà anche impulso all’Anatomo-Fisiologia, che si sviluppa proprio in quegli anni nelle Università italiane, studiando i movimenti del corpo, le leve che utilizza l’apparato muscolo – scheletrico umano e le forze che produce. Quindi, analizza i sensi, il sistema nervoso, circolatorio, urinario e l’apparato riproduttivo; approda, infine, all’Anatomia Patologica, considerando le modificazioni prodotte nell’organismo con l’età ed indaga persino sulle cause di morte. Con il suo metodo rigoroso d’indagine, le sue innovative scoperte, le accurate descrizioni e le meravigliose illustrazioni delle sue tavole anatomiche, Leonardo può quindi a pieno titolo essere considerato precursore della Scienza Medica moderna.

Introduzione

I primi anni dell’artista – Le “botteghe fiorentine” L’accostamento di Leonardo da Vinci all’Anatomia avviene già negli anni della sua giovinezza, quando frequenta la “Bottega” di Andrea del Verrocchio a Firenze. Andava, infatti, diffondendosi tra gli artisti del Quattrocento il costume di dedicarsi allo studio delle forme del corpo umano attraverso la dissezione, per meglio renderlo nelle proprie opere. Questa disciplina viene dunque denominata “Anatomia Artistica”. Leonardo nasce da Caterina il 15 aprile 1452 nella cittadina di Vinci, nei pressi di Firenze, nella piccola frazione di Anchiano, quale “figlio naturale” del notaio Ser Piero. Viene poi allevato da Albiera Amadori, moglie del notaio, che non avrà figli. Ad 8 anni si trasferisce con la famiglia a Firenze, ove Piero diviene notaio di Lorenzo de’ Medici, signore della città. Assecondando forse l’inclinazione del giovane Leonardo al disegno, Ser Piero lo affida ad Andrea Cione detto “il Verrocchio” , che teneva una rinomata bottega artigiana in Firenze. Ha così modo di formarsi in una delle migliori botteghe fiorentine, che, con il fiorire delle importanti opere artistiche dell’epoca, costituivano vere e proprie Scuole d’Arte e di Architettura. Così il giovane Leonardo prende parte anche ai lavori per la chiesa di Santa Maria del Fiore; inoltre comincia a distinguersi subito come pittore, a lui è infatti attribuito un angelo della pala del Verrocchio denominata il Battesimo di san Giovanni, esposta alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

Dall’Anatomia Artistica all’Anatomo – Fisiologia

Per comprendere meglio l’importante apporto di Leonardo allo sviluppo dell’Anatomia e dell’Anatomo-Fisiologia, fiorite in Italia durante il Rinascimento, è necessario ricordare almeno a grandi linee l’evoluzione degli studi anatomici prima di lui. La dissezione dei cadaveri era storicamente considerata un sacrilegio, proibita anche dalle leggi romane. Solo la Scuola Medica di Alessandria, con Erofilo di Calcedonia, aveva praticato dissezioni sull’uomo. Non è sicuro se Ippocrate abbia eseguito studi sul cadavere, ma sappiamo che Aristotele e Galeno avevano studiato anatomia sugli animali, trasponendo quindi all’uomo le loro osservazioni. L’Anatomia Artistica nasce soprattutto in Grecia durante l’ellenismo, per la ricerca di pittori e scultori nella rappresentazione del corpo umano. La civiltà romana che segue quella ellenica s’ispira, dopo gli studi alessandrini e galenici, ai modelli di scultori e pittori greci. La Chiesa vieta quindi decisamente la dissezione di cadaveri, sino al 1215, quando Federico II imperatore-scienziato la consente con apposita ordinanza, ma nel 1299 papa Bonifacio VIII con la bolla papale “de sepolturis” vieta nuovamente la manipolazione dei cadaveri. Sarà solo nel 1300 che, all’Università di Bologna, Mondino de’ Liuzzi riprende legalmente tali studi settori, fondando la prima Scuola di Anatomia Umana in Europa. Mondino pubblica l’Anatomia nel 1316, il suo trattato risente però l’influenza delle teorie di Galeno, Aristotele ed Avicenna. Il libro è sicuramente noto a Leonardo e resterà testo fondamentale nelle Università Europee per un paio di secoli. Dopo che l’Anatomia fu insegnata presso la Scuola Medica di Bologna, diversi pittori del 400 vi si accostarono, praticando loro stessi studi settori, per rendere fedelmente l’anatomia di superficie, come nei dipinti di Pollaiolo e Signorelli .

Successivamente al trattato di Mondino, nel 1491 fu pubblicato a Venezia il Fasciculus Medicinae di John Ketham, quindi, arricchendosi sempre più d’illustrazioni, nel 1521 l’Anatomia Humani Corporis di Berengario da Carpi e, nel 1543 il celebratissimo De Humani Corporis Fabrica di Vesalio, ove l’autore per la prima volta prende posizione contro le teorie di Galeno. Ecco allora che Leonardo inizia le sue dissezioni a Firenze, ove talora le autorità concedevano i cadaveri dei giustiziati ai medici, per dissezione a scopo scientifico. Sono i muscoli e le ossa sotto di questi che inizialmente raccolgono l’attenzione dell’artista nei suoi studi, come scriverà poi nel Libro della Pittura (“o Maravigliosa Scienza, tu riservi in vita le caduche bellezze dei mortali”), ove raccomanda: “il pittore deve sapere la notomia dei nervi, ossa, muscoli e lacerti”, ed ancora: deve studiare l’anatomia “a vestir l’ossa di carne e di pelle e di ciò che serve alla vita, al moto, secondo la provvida disposizione della natura”. Leonardo considera, dunque, da principio soprattutto il lato estetico degli studi anatomici; ciò è anche confermato da una sua nota a margine dei fogli, ove egli scrive della sua intenzione di comporre un trattato anatomico e di intitolarlo “De Figura Umana”. La continua sete di ricerca in ogni campo del sapere e la tendenza al perfezionismo assoluto, proprie di Leonardo, spiegano il fatto che egli abbia iniziato moltissimi studi, dimostrando il suo poliedrico ingegno, lasciandone però anche “incompiuti” in gran numero. In particolare, riguardo alle attività di dissezioni anatomiche, ha sempre conservato i suoi disegni ed i suoi commenti scritti in fogli staccati, quali appunti provvisori, in attesa di organizzarli nel trattato che progettava. Questo trattato, però, non fu mai completato né dato alle stampe, impedendo quindi che la sua opera potesse influire direttamente sulla Medicina del tempo. La prima pubblicazione dei Fogli Anatomici di Windsor sarà infatti curata da Teodoro Sabachnikoff solo a fine ottocento, a distanza di secoli dalla morte di Leonardo. Il dipinto in cui per primo sono visibili le ricerche di anatomia artistica è forse il San Gerolamo, conservato al museo del Louvre, a Parigi, che dimostra lo studio accurato dei muscoli della spalla e del collo.

Scopo dell’Anatomia Artistica è anche quello di studiare le proporzioni del corpo; era infatti ben radicato all’epoca il concetto che la bellezza è fatta di proporzioni. Per questo nelle tavole di Leonardo trovano spesso spazio le misurazioni delle fattezze umane e dei loro rapporti, come in particolare nel noto uomo vitruviano (1490 – Venezia, Gallerie dell’Accademia).

Un particolare che denota il passaggio all’anatomia fisiologica, nato dalla ricerca artistica, è l’osservazione che i muscoli aumentano di volume in contrazione, mentre si afflosciano a riposo. Il concetto è ripreso nel Libro della Pittura, ove Leonardo insegna: “fa che s’ingrossino i muscoli alle membra in operazione … e quelle che non sono in operazione restino semplici”, ed ancora: “bisogna capire come i muscoli agiscono nelle varie posature del corpo e come talor si nascondono e talor si discoprano agli occhi nostri, secondo che la operazione o l’atteggiamento il richiede”. Proprio a questo proposito Leonardo critica il suo contemporaneo Michelangelo Buonarroti, che esagera il suo “stile muscolare”, senza precise cognizioni di fisiologia. Lo studio anatomico e della funzione articolare aiuta l’artista a migliorare l’espressività dei suoi dipinti, in particolare per quanto riguarda gli atteggiamenti delle mani; alcuni precisi movimenti delle tavole anatomiche si possono infatti ritrovare in varie opere di Leonardo, come nella Vergine delle rocce o nel ritratto di Cecilia Gallerani.

Un aspetto di grande interesse nei fogli di Leonardo è quello dedicato agli studi di Fisiognomica. L’espressione del volto riflette i moti del cuore, ma anche il carattere dell’individuo, che Leonardo accosta per similitudine all’indole di alcuni animali. Ad esempio il carattere feroce ed iracondo, simile a quello del leone (fisiognomia leonina). Il risultato di questi studi sarebbe riscontrabile nelle violente espressioni dei combattenti della Battaglia di Anghiari, affresco di Leonardo andato perduto, di cui ci resta solo una copia fatta da Rubens.

Leonardo sovverte lo schema dei trattati di anatomia, che al tempo erano soprattutto scritti: nella Sala Anatomica il trattato veniva letto dal lettore, il dissettore (cerusico/barbiere) eseguiva materialmente l’autopsia mentre il medico commentava la lettura, mostrando con un’asta gli organi interni. Leonardo sostiene invece l’importanza dell’illustrazione, scrive infatti “e tu che vogli con parole dimostrare la figura dell’omo con tutti gli aspetti della sua membrificazione, removi da te tale opinione, perché quanto più minutamente descriverai, tanto più confonderai la mente del lettore e più lo rimoverai dalla cognizione della cosa descritta”. Lo scritto di Leonardo è infatti sempre semplice ed essenziale, costituendo quasi sempre solo un commento a margine della parte grafica. Il suo linguaggio chiaro e sintetico gli ha meritato il riconoscimento di uno stile preciso: la “prosa leonardesca”, sinonimo di chiarezza e rigore, vera antesignana del moderno linguaggio scientifico. La bellezza dei disegni anatomici di Leonardo hanno indotto Antonio de Beatis, segretario del Cardinale Luigi d’Aragona, che lo accompagna nel 1517 in visita a Leonardo al castello di Cloux ove era ospitato dal re Francesco 1°, a scrivere di tali disegni che ritraggono l’anatomia “de modo non è stato mai anchora facto da altra persona”.

L’anatomia è scomposizione (letteralmente, dal greco, “separare le parti”). Leonardo vuole rendere comprensibili le forme complesse del corpo umano, così seziona per capire l’anatomia e disegna per spiegare ciò che ha compreso. Alla dissezione (separazione) delle varie parti, segue la ricomposizione, attraverso il disegno, di ciò che era stato separato.

Ma la vera innovazione nei suoi studi è la ricerca che Leonardo fa della funzione degli organi ed apparati da lui esaminati. Egli applica costantemente lo studio fisiologico a quello anatomico, caratteristiche della “ricerca della funzione” sono le “vedute esplose”, che scompongono nello spazio i particolari, per meglio comprenderli.

Altro artifizio di cui si serve Leonardo è il rappresentare i muscoli come corde tese tra le loro inserzioni ossee, per spiegare come si applicano le linee di forza nella loro contrazione, “farai solo confusione nel dimostrare i muscoli … se non li disegnerai come corde, così potrai rappresentarli l’un sopra l’altro, come la natura li ha posti”, ed ancora: “ogni muscolo usa la sua forza lungo la linea della sua lunghezza”.

La proporzione e l’armonia delle forme sono estese da Leonardo al di là della superficie, nelle descrizioni e nei disegni delle dissezioni degli organi interni.

Nella ricerca dei rapporti e delle proporzioni create dall’ ”armonia della natura”, Leonardo, specie negli ultimi anni dei suoi disegni anatomici, tende a “stilizzare” le rappresentazioni degli organi ed apparati.

Il riconoscimento del valore degli studi di Leonardo per l’evoluzione della Medicina non gli fu attribuito, se non a tre secoli di distanza, quando il medico inglese William Hunter, professore d’Anatomia alla Royal Academy of Arts, scoprì i suoi manoscritti nella biblioteca reale al Castello di Windsor, ove era stato ammesso dal re Giorgio III (1783 c.a). Dopo averli esaminati Hunter proclamò che “Leonardo era il più grande anatomico al mondo nel suo tempo”. Leonardo aveva saputo unire arte e scienza come mai nessuno prima di lui, ma aveva realizzato anche innumerevoli scoperte anatomiche, basti citare Kenneth Keele, che esprime il suo imbarazzo nel chiamare “Antro di Igmoro” (da Highmore, medico inglese che lo ri-scoperse nel 1651) e non “Antro di Leonardo” il seno paranasale sotto orbitario, perfettamente descritto da Leonardo più di un secolo e mezzo prima.

Dall’Anatomo – Fisiologia all’Anatomia Patologica Leonardo avvia anche fra i primi gli studi di Anatomia Patologica, dimostrando così di essere un vero precursore della Scienza Medica. Il passaggio dall’Anatomo-Fisiologia all’Anatomia Patologica è forse maggiormente apprezzabile nello studio che egli fa del corpo umano dall’infanzia alla vecchiaia. Esponendo le differenze riscontrate nelle arterie dei giovani e dei vecchi, ci dà probabilmente la prima dettagliata descrizione delle caratteristiche della “Malattia Arteriosclerotica”. Egli disegna l’allungarsi dei vasi ed il loro farsi tortuosi, nonché le loro pareti che s’ispessiscono col passare degli anni: “si fan di tal grossezza di pelle ch’ella serra il transito del sangue” .

La ricerca anatomopatologica di Leonardo culmina nelle indagini sulla causa di morte: a Firenze, ove era tornato tra due soggiorni a Milano (1508 c.a), nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, parla ad un vecchio ultracentenario in fin di vita, che gli racconta la sua estrema spossatezza e muore di lì a poco. Scrive allora “ne feci notomia per vedere la causa di sì dolce morte” (W 19027 v), stabilendo con questa che era morto per un’occlusione vascolare. Il pensiero del trascendente è spesso presente in Leonardo, anche se egli crede innanzitutto, come indiscutibile verità, in ciò che la Scienza può dimostrare. Si dedica, infine, come altri anatomici prima di lui, alla ricerca del sito dell’anima nel corpo umano, riconoscendo le funzioni vitali del respiro e della circolazione del sangue, che porta il nutrimento. Esamina il cuore, che descrive come “un vaso fatto di spesso muscolo, vivificato e nutrito da arterie e vene, come avviene per gli altri muscoli”, ma che ”si move da sé e non si ferma, se non eternalmente“. Ma Leonardo individua nel cranio il luogo ove risiede l’anima, il “senso comune” in cui convergono le impressioni sensoriali ed ha luogo la loro elaborazione razionale.

Bibliografia

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6) Marinoni A. Sulla scoperta dei Codici Vinciani in Madrid. In Raccolta Vinciana, Castello Sforzesco, Milano, XXI, 1982

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8) Marinoni A., Cogliati L. Leonardo all’Ambrosiana. Electa Ed., Milano 1982

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11) Pedretti C. Leonardo. Ed. Mondadori, Milano 2008

12) Vasari G. Vite dei più eccellenti pittori, scultori ed archi tettori. Firenze 1568

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Fonte: http://www.moebiusonline.eu

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